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Perdita e degrado delle zone umide italiane |
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Collaborate attivamente all'allestimento di questa sezione, anzitutto contattandoci se siete a conoscenza di episodi che vi sembrano meritevoli di approfondimento. Il criterio generale è di trattare per il momento solo i casi di perdita dei siti (equiparati a questi: i casi di riduzione di oltre il 75 % della superficie) o di degrado grave e diffuso (con effetti potenzialmente in grado di alterare l'intera funzionalità ecologica del sito). La sezione sarà organizzata in ordine cronologico inverso (per primo il caso più recentemente documentato). |
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La palude Sa Masa (Gonnesa) – Sardegna sud-occidentale La palude Sa Masa (circa 100 ettari di terreni paludosi e acquitrinosi) si stende lungo una linea di faglia situata al confine tra formazioni rocciose paleozoiche, mesozoiche e cenozoiche, nel Sulcis (Sardegna). La vasta depressione, si presenta, di norma, come una uniforme e monocromatica distesa di canne (Phragmites australis). I suoi principali immissari (Riu Gonnesa e Riu Sa Crabiola, con relativi affluenti) hanno per oltre un secolo convogliato al suo interno acque ricche di metalli pesanti, provenienti dalle vicine miniere di San Giovanni e di Sedd’e Modditzis (piombo, argento e zinco) e da vari altri siti minerari. Più volte sono stati proposti confusi e contraddittori progetti di disinquinamento e risanamento, di creazione di un’oasi protetta e di valorizzazione turistica, con realizzazione di un porticciolo al suo interno. Con l’attuazione di un progetto di bonifica recentemente finanziato si prevedono esiti irreversibili ai danni di tale vegetazione e un impatto altrettanto nefasto sulle numerose popolazioni di uccelli che qui hanno da tempo trovato un habitat ideale, malgrado l’inquinamento e l’interramento, avvenuti anche di recente, specie nel settore orientale. La monotonia della piatta e uniforme distesa di Phragmites australis è talvolta spezzata da diversi cromatismi offerti dallo sviluppo di tife (Typha angustifolia e Typha latifolia), scirpi (Holoschoenus australis, Bolboschoenus maritimus), tamerici (Tamarix sp. pl.), giunchi (Juncus acutus, Juncus inflexus), zigolo (Cyperus longus), carice (Carex sp. pl.), equiseto (Equisetum litorale), piantaggine (Plantago crassifolia). La fittissima vegetazione palustre di Sa Masa offre rifugio e nutrimento ad una moltitudine di uccelli acquatici. Rallidi (Pollo sultano, Porciglione, Gallinella d’acqua, Folaga, Voltolino, Schiribilla) e Ardeidi (Airone cenerino, Airone rosso, Airone bianco maggiore, Garzetta, Nitticora, Sgarza ciuffetto, Tarabusino, Tarabuso), sono tra i più assidui frequentatori del sito. Le torbide acque di quest’ambiente sono anche meta, però, di Anatidi (Germani reali, Marzaiole, Alzavole, Fistioni turchi), Podicipedidi (Svasso maggiore, Tuffetto), Accipitridi (Falco di palude e Poiana) e Falconidi (Gheppio). Nel 2007 (27.05.2007, ore 10.00-11.00) è stata documentata la presenza di un individuo di Anatra marmorizzata, specie della massima rarità a livello globale, il cui ultimo rinvenimento allo stato selvatico per la Sardegna risaliva al 1932. Attraversata da una linea dell’alta tensione che, per elettrocuzione e collisione, specialmente in periodo riproduttivo, uccide parecchi giovani individui all’involo (soprattutto Ardeidi, Anatidi, Rallidi e Accipitridi), Sa Masa è interessata da un progressivo interramento con discariche d’ogni genere (persino catrame), in particolare ad ovest del colle di Su Prelau, in un sito storico di nidificazione del Pollo sultano (il più importante della Sardegna). L’area fa parte del p.S.I.C. ITB040029, di circa 8439 ettari di superficie, denominato “Costa di Nebida” e rientra nell’Ambito di Paesaggio n. 7 “Bacino Metallifero” del P.P.R. (Piano Paesaggistico Regionale). (Estratto da un lavoro sulle zone umide sulcitane che Giuseppe Floris ha in preparazione) |
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Foto di Giuseppe Floris |
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www.infs-acquatici.it |
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